ORIGINE E DENOMINAZIONE. Nel secolo XII il suo nome era "Loretinum" come si legge nel Catalogo dei Borrelli (244); nel secolo XV "Ratino" o "Rateni" che poi divenne "Loratino" ed in ultimo Oratino.
Probabilmente un "laureato" originario avrà potuto determinarlo.
Lo stemma del Comune, invece, porta nel campo un olmo sormontato dalla mezzaluna e da due stelle, e nel basso le lettere O. R. Esso è scolpito nella facciata del palazzo ducale, e dipinto nell'interno della parrocchiale.
NOTIZIE FEUDALI. Carlo I d'Angiò, avendo nel 1279 ordinata la revisione dei titoli feudali comprovanti la legittimità del possesso da parte dei titolari, risultarono contumaci Eustachio d'Ardicourt e suo figlio Adamo, che erano in possesso d'Oratino; onde, probabilmente, ne furono privati.
Il Camera, però, asserisce (245) che Eustachio d'Ardicourt aveva avuta formale concessione del feudo sin dal 1268.
D'un altro titolare d'Oratino abbiamo potuto esumare il nome; e cioè Giovanni di Lando, che tenne Oratino in feudo durante il regno di Carlo II d'Angiò (1285-1309): come afferma il Vincenti nella dedica del suo "Teatro" (246).
In prosieguo Oratino passò in dominio di Pietro di Sus, nipote di Amerigo e fratello minore di Amerigo III di tal nome fra i Sus.
Pietro di Sus fu ciambellano di Re Roberto, e Capitano Generale delle milizie del Regno. Ebbe a consorte Martuccia Capuano, la quale gli procreò una sola figlia a nome Tommasa, che sposò Berardo d'Acquino e morì nel 1333.
Tommasa di Sus non fu intestataria dl feudo, onde cadde in errore il Candida-Gonzaga (247) annoverando Oratino fra feudi appartenenti alla casa d'Acquino.
Pietro di Sus morì nel 1326 come attesta il Della Marra (248).
Nel 1333 Oratino era giacente nel demanio per motivi che ignoriamo; e Re Roberto, con diploma del sei giugno, lo assegnò alla propria consorte - la regina Sancia - con facoltà di poterne applicare le rendite in favore del monastero di S. Chiara di Napoli (249). La regina detenne Oratino fino al 1345: anno in cui morì.
Qualche anno dopo Oratino diveniva feudo della famiglia D'Evoli e nel secolo XV passò in dominio di Carlo di Gambatesa Conte di Termoli, il quale l'assegnò in dotario alla propria figlia Violante andata a nozze con Sforza Gambacorta.
Nel cataclisma politico seguito al termine della scorreria di Carlo VIII furono pur travolti Violante e Sforza, che vennero privati dei feudi (nel 1495).
Andrea di Capua duca di Termoli, con diploma del 1945 ebbe Oratino fra le altre numerose concessioni feudali. Morì nel 1512; ed il figlio Ferrante si disfece del feudo.
Oratino, dunque, fu venduta tra il 1512 e il 1523. A chi? Probabilmente alla famiglia Caracciolo, che per attestazione del Candida-Gonzaga (250) ne fu titolare.
La famiglia Coscia successe alla Caracciolo nel secolo XVI, e probabilmente nel medesimo tempo in cui comprò Campobasso; Valquanto dire verso il 1559 o poco appresso.
La famiglia Coscia tenne in dominio Oratino forse meno di un ventennio.
Anteriormente al 1586 Oratino - per vendita fattane da loro - era già da tempo passata in feudo a Fabbrizio di Silva. La famiglia di Silva, venuta di recente dalla Spagna, faceva parte del patriziato regnicolo, e trovavasi a scritta al Seggio di Capuana. L'arme: un leone rampante di rosso, coronato, posto in campo d'oro.
Non sappiamo se per vendita fattane dai di Silva, o dalla R. Corte in seguito a devoluzione per mancanza di successori, Oratino fu comprata nel 1630 da Ottavio Vitaliano. Nel 1639 - recandosi da Oratino alla fiera di Campobasso del 29 giugno, venne ucciso lungo la via con due colpi d'archibugio tiratigli da dietro una siepe. Il Perrella assegna al delitto la data dell'otto settembre 1651: erronea del tutto (251). Ottavio Vitaliano aveva avuto tre figli dalla Brancia: Ottavio, Girolamo, Antonio. Ottavio ebbe Oratino col titolo ducale che il padre aveva regolarmente ottenuto nel 1638: Girolamo, come utilista, Ferrazzano: Antonio, la terra di S. Croce del Sannio (allora di Morcone): la madre loro Campobasso. Ottavio Vitaliano junior, fece aspro governo del feudo. Nelle gravi perturbazioni del regno negli anni 1647-1648 temendo egli della vita, lasciò Oratino.
Il generale del popolo napoletano, Nicolò Manara (253), occupata Oratino, v'istituì gli ordini republicani; ma appena la reazione vicereale prese il sopravvento il duca di Oratino ritornò nel feudo, e vi restaurò i propri poteri. Ottavio non ebbe prole da Francesca Selgato; onde alla morte di lui - avvenuta verso il 1667 - il fratello Girolamo conseguì l'eredità del feudo e del titolo annesso. Il duca Girolamo Vitaliano morì nel 1684, lasciando erede il figlio Antonio procreatogli da Candida Moccia, consorte. Antonio fu il quarto ed ultimo titolare, ed era in vita nel 1699. Egli, dopo pochi mesi di possesso, si disfece del feudo vendendolo a Marcantonio Giordano il quale ebbe ad erede nel feudo il figlio Nicolò. Nicolò a sua volta lasciò successore del feudo il figlio Giovanni Girolamo il quale, con diploma 10 agosto 1729, conseguì il titolo ducale sul feudo. Erede di Giovanni Girolamo fu il nipote Giuseppe, figliuolo del di lui Germano Marcantonio. Giuseppe Giordano ascese a grande notorietà nei nostri luoghi per mecenatismo, per carattere bizzarro e per l'insuperabile stoicità. Morì in Oratino nel 1814.
Il titolo di duca di Oratino fu riconosciuto al di lui Germano Antonio, Presidente del Consiglio Generale del Molise nel 1830; ed al costui figlio Federico con R.R. due ottobre 1844. Federico Giordano duca di Oratino fu assai noto per le idee liberali e il patriottismo. Porta al presente il titolo di duca d'Oratino (per R.D. 6 dicembre 1882) Giovanni Giordano - figlio di Federico e della Von Just - Console Generale delle Republiche Honduras e Nicaragua a Napoli.